Eva Reich scrive (“Bioenergetica dolce” Eva Reich, Eszter Zornánszky, ed. Tecniche Nuove 2006) “ho iniziato a chiamarla vegetoterapia dolce perché il mio lavoro è cominciato con i bambini appena nati utilizzando l’approccio della vegetoterapia così come era stato concepito da W. Reich, tuttora preferisco la definizione di bioenergetica dolce perché si tratta essenzialmente di un lavoro sull’energia … È utile innanzitutto per impedire il processo di corazzamento nei bambini appena nati e per creare il collegamento energetico corporeo tra genitori e bambino. Anche nella terapia degli adulti utilizzo il baby massaggio … il mio metodo è altresì importante per prevenire determinati disturbi, per impedire il consolidamento della corazza e per creare trai il bambino (presente nell’adulto) e la persona di riferimento (terapeuta) un bonding sufficientemente buono … Mi attengo al principio del minimo stimolo … L’aspetto essenziale della bioenergetica dolce è che permette di far affiorare emozioni e ricordi della primissima infanzia e di raggiungere come in uno scavo archeologico gli strati più profondi. Ma con questo non esaurisce il suo scopo. I traumi che una persona ha subito nel corso della vita sono a volte stati prodotti da shock da esperienze fisiche o psichiche violente che è possibile attenuare o dissolvere del tutto ricorrendo ad uno stimolo minimo.”
Lo scopo primario della bioenergetica dolce è la prevenzione dei disturbi psichici fin dalla gravidanza e il ripristino del legame tra la madre e il figlio/figlia. Sono gli adulti che trasmettono la loro corazza ai bambini nel modo in cui li trattiamo.
Per Eva la “regola aurea” per la prevenzione della nevrosi è questa: non fare ai bambini il male che è stato fatto a te.
Nel lavoro terapeutico con gli adulti teniamo presente “qualcosa si mostra” e cogliamo la logica corporea della persona. Si trattano soprattutto i traumi e le ferite che hanno segnato la vita del paziente. La violenza fisica e psichica producono traumi gravi negli adulti e soprattutto nei bambini.
Eva ci indica che “il modo più sicuro per arrivare, al di là di una eventuale esperienza primaria negativa, al nucleo autentico della personalità è quello di togliere la corazza dolcemente e gradualmente senza intrusioni violente. Se abbiamo rispetto del processo originario di formazione della corazza, il corpo mostra la sua logica e la corazza rivela il suo significato.